ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA. FEBBRAIO 2007
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"A Prodi chiedero' di creare un
piano di occupazione per le donne. Insieme con il ministero del Lavoro e
quello dell'Economia intendo portare in Consiglio dei Ministri un disegno
di legge con regole mirate e transitorie per il riconoscimento delle
qualita' delle donne nelle nomine nelle istituzioni e negli enti". Lo
ha affermato il ministro delle Pari opportunita' Barbara Pollastrini, a
margine del convegno ' Leadership al femminile', in corso a Milano nella
sede del 'Sole 24 ore'. La Pollastrini
ha ricordato i dati sull'occupazione delle donne in Italia
e in Europa. "Molti paesi europei -ha detto- si danno come obiettivo
per i prossimi 3-5 anni di raggiungere il 65% di donne occupate. Oltre
l'obiettivo del 60% del Patto di Lisbona. In Italia invece siamo al 44% e
al Sud al 27% di donne lavoratrici. Un paese cosi' -ha continuato il
ministro- non puo' andare da nessuna parte". |
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Le ministre Bindi e Pollastrini
hanno portato a casa in venti giorni un progetto compiuto, tra grandi
pressioni vaticane e costanti mugugni della sinistra Così diverse così uguali. Agli
antipodi, proprio, eppure come al solito se poi ti avvicini vedi che le
differenze sfumano: tenaci, ostinate, ambiziose nel senso nobile del
termine, l´ambizione di chi crede di potercela fare e prova a farcela, ci
prova davvero. Anche nella foto del giorno, sedute una accanto "Diversissime", annuisce
Pollastrini. E però: la toscana è una cattolica impetuosa e per così
dire "comunista" di carattere, la milanese una ex comunista
rigorosa e ligia, ordinata e costante, per così dire devota per indole. Per farla breve: ci sono riuscite.
Hanno portato a casa in venti giorni di lavoro un progetto che può
piacere o non piacere ma è lì, scritto. E´ stato complicatissimo:
almeno tre volte hanno rischiato di incagliarsi, le pressioni vaticane
formidabili, i mugugni da sinistra costanti. Hanno cominciato con un
prosecco a casa Bindi (al ministero) ed hanno finito coi panini la notte e
le pizzette a rinsecchirsi nei vassoi. Per paradosso a segnare la svolta
è stato il "non possumus" dei vescovi. Non è nemmeno così
strano che un diktat susciti l´effetto contrario a quello desiderato.
Considerando i caratteri, poi. Pollastrini: "E´ stato lì che ho
detto: dobbiamo farcela assolutamente". Bindi: "E´ stato lì
che ho capito che dovevo assumermi la mia responsabilità. Perché da
cattolica io respingo le critiche di chi dice: vi siete incontrati con
Di più, ancora Bindi: è stato un
successo della tenacia e della concretezza femminile. "Due uomini non
ci sarebbero riusciti. Queste cose, partendo da posizioni così distanti,
si fanno solo se nessuno pretende di dare all´altro una prova di forza.
Se non entra in gioco quello spirito guerresco così maschile che prevede
di marcare intanto il territorio, poi di affermarsi sull´altro". Chi
deve intendere intenda. Le prove di forza capita di perderle, alle volte.
Dentro il suo partito, per esempio, Rosy Bindi ne ha affrontata una e l´ha
vinta. Pollastrini: "Ci è stato subito chiaro che era importante l´obiettivo.
Abbiamo discusso, certo, ma quanto basta, q.b. come si dice nelle ricette
di cucina: il necessario per ottenere il risultato. Avevamo in comune la
tensione ideale e il senso della sfida: essere donne ha aiutato, siamo
abituate a lavorare così". La questione della laicità, poi. Bindi:
"Io questa cosa l´ho imparata dentro
Infatti no, nessuna e lo dice anche
Giuliano Amato, "levatrice di questa nuova creatura" che era un
po´ la prova generale alla vigilia dei congressi di aprile: c´è un
patto con gli elettori da rispettare e una rotta politica da tenere. Tutto il travaglio di questi venti
giorni - l´incontro a casa Prodi a Bologna, l´intervento dei vescovi, le
parole di Napolitano, i colloqui con monsignor Betori segretario della Cei,
il non possumus e il freno a mano tirato da Rutelli - si traduce, alla
fine, in una questione lessicale davvero risibile e di certo
incomprensibile per la comunità degli elettori. La dichiarazione che
attiva diritti e doveri delle unioni di fatto non sarà
"contestuale" ma "congiunta": servono due fogli al
posto di uno, tutto sommato è solo un raddoppio della burocrazia cartacea
e un danno al patrimonio forestale. Spostare l´attenzione sull´aspetto
formale della vicenda - ci si iscrive insieme su un foglio solo o
separatamente su due - ha ovviamente facilitato l´intesa sulle questioni
di sostanza: due persone, anche dello stesso sesso, possono formare una
coppia ed avere diritti e doveri fuori dal matrimonio. Bindi spiega che "si tratta di
un prisma", nel senso che ciascuno vede la luce secondo come lo
muove. Amato aggiunge che "è come quei quadri di Tiziano che
cambiano secondo la prospettiva da cui li guardi". Da destra o da
sinistra, certo. Pollastrini è molto soddisfatta, i tempi e i modi sono
quelli che si era data. Bindi è anche più contenta:
ha vinto la battaglia dentro il partito, si è smarcata dal diktat
vaticano senza tradire valori e identità, è pronta per il partito
democratico. Il nerbo della nuova legge, oltretutto, fa riferimento all´anagrafe
familiare varata da Tambroni nel ´58, il governo più conservatore tra
tutti i governi democristiani. "Non c´è niente di nuovo a quel
rispetto", insiste Bindi come a dire: la vecchia Dc degli anni
Cinquanta aveva già ordinato la questione con buona pace di Betori e di
Ruini. Poi c´è molto di nuovo invece. Pollastrini: "E´ un grande
passo verso l´eguale attribuzione di diritti a tutti i cittadini".
Bindi: "E´ una nuova frontiera nella tutela dei più sofferenti e
dei più deboli". La legge si chiama Dico, diritti e doveri dei conviventi. Le uniche a restarne
esplicitamente escluse sono le perpetue, e pazienza se per i preti sarà
il danno oltre alla beffa. "Naturalmente - chiosa malizioso Amato -
sempre che non cambi la natura della relazione col parroco". Le ministre sorridono: con diversa
intensità di pudore, insieme. |
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BERLINO - L'italico mito del
latin-lover si tinge, ora, di rosa: le italiane conquistano infatti il
'primato' europeo in fatto di eros, confermandosi le piu' attive
sessualmente del vecchio continente. Un 'record' cui non corrisponde,
pero', un'adeguata attenzione ai metodi contraccettivi per evitare
gravidanze indesiderate: solo il 29% usa infatti la pillola, contro il 34%
della media Ue. Ad accendere i riflettori sulle abitudini sessuali delle
donne europee e' l'indagine internazionale 'Yasminelle', condotta su un
campione di 11 mila 490 donne tra 15 e 49 anni di 14 nazioni e coordinata
dalla Societa' europea di contraccezione. Lo studio e' stato presentato oggi a
Berlino,presso la sede della Bayer Schering Pharma Ag, in occasione del
lancio della nuova pillola anticoncezionale a basso dosaggio di estrogeni
e con benefici extracontraccettivi grazie ad un ormone di sintesi. Le italiane, dunque, si rivelano le
piu' 'calienti' d'Europa: il 59% ha infatti uno o piu' rapporti sessuali
la settimana e questa media si conferma la piu' alta in Europa. Seguono le
ceche (piu' rapporti settimanali per il 57%) le russe (56%), le francesi
(55%) e le spagnole (54%). Ultime le austriache con il 38%. Ma l'indagine evidenzia anche come,
nonostante l'intensa attivita' sessuale, la contraccezione rappresenti per
le connazionali una sorta di 'tallone di Achille': se la pillola e' la
'numero 1' tra i metodi contraccettivi essendo scelta da una europea su
tre, in Italia la percentuale si abbassa al 29%, collocando il nostro
paese agli ultimi posti per utilizzo della contraccezione orale. Tra le italiane, ha sottolineato la
responsabile dell'ambulatorio di endocrinologia ginecologica e controllo
della fertilita' dell'ospedale Santa Chiara-Universita' di Pisa, Franca
Fruzzetti, 'emergono ancora remore e diffidenze nei confronti di tutti
quei metodi diversi dal tradizionale coito interrotto e dal preservativo e
questo perche' le donne hanno ancora molti dubbi sugli effetti degli
ormoni e sono molto esigenti nello scegliere un tipo di contraccezione
orale'. Un dato comunque allarmante a livello
europeo e' che un'ampia percentuale di donne ancora non usa alcun metodo
contraccettivo per prevenire gravidanze non volute, mentre il 30% delle
intervistate non ha usato alcuna protezione al primo rapporto sessuale e
solo il 20% ha consultato un ginecologo e discusso di contraccezione prima
dell'inzio dell'attivita' sessuale. Ed ancora: se, in media, l'europee si
avvicinano per la prima volta ai metodi anticoncezionali a 18 anni (16
anni in Germania e Scandinavia), in Italia e Spagna bisogna attendere i 20
anni. Quanto all'eta' ideale per un primo
figlio, si colloca intorno ai 25 anni per la media delle donne europee,
mentre per un terzo delle italiane e' opportuno aspettare i 30 anni. E gli
uomini? Sono sempre piu' chiamati in causa
nella scelta del metodo contraccettivo: in media, il 75% ha un ruolo
importante in questa decisione, con punte massime in Austria (89%) e
Francia (67%). |
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Il Parlamento ha posato la prima
pietra dell'Istituto per l'uguaglianza di genere che, con sede a Vilinius,
sarà operativo già dal 2007. I deputati hanno infatti sottoscritto
l'accordo informale negoziato con il Consiglio, spianando la strada
all'adozione del regolamento costitutivo. L'Istituto offrirà sostegno
tecnico alle Istituzioni UE e ai governi, in particolare per la raccolta e
l'analisi di dati e informazioni comparabili e sensibilizzerà i cittadini
in materia di uguaglianza di genere. |
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Berna, 5 feb - Lo strumento del
referendum è uno dei pilastri della democrazia svizzera, un istituto che
le autorità federali coltivano e controllano con la massima cura. E' di
oggi la presentazione di un rapporto riguardante i comportamenti di genere
in occasione delle consultazioni popolari. Il risultato è che se in linea
di massima tra le decisioni delle donne e degli uomini non vi sono
differenze specifiche legate al genere, alcune differenze si manifestano
tuttavia in relazione a singoli temi: così le donne tendono a votare in
favore dell'ambiente, del servizio pubblico e di gruppi sociali
svantaggiati. Questa è appunto la conclusione cui giunge il rapporto VOX
2006 sulle linee di tendenza redatto dall'istituto di ricerche Gfs.bern su
incarico della Cancelleria federale e basato su un'analisi secondaria dei
dati concernenti i referendum. La parte speciale del rapporto è dedicata
all'influenza del genere sul comportamento alle urne, mentre la parte
generale esamina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, il legame dei
votanti con i partiti e le associazioni come pure i canali utilizzati per
la formazione dell'opinione prima delle votazioni popolari. Il rapporto
dimostra che le scelte politiche delle donne furono determinanti per
l'esito delle votazioni sulla legge sul mercato dell'energia elettrica e
sull'iniziativa contro gli abusi in materia di asilo. Per contro, gli
uomini danno maggiore peso al punto di vista degli ambienti economici: così
ad esempio il rifiuto dell'iniziativa sui servizi postali per tutti fu
dovuto alle scelte politiche dei maschi. Il rapporto VOX mostra inoltre
che la fiducia dei votanti nel Governo e nelle istituzioni si mantiene a
un livello stabile, seppur basso. Nel maggio 2004 la fiducia aveva
raggiunto un minimo storico in relazione al cosiddetto pacchetto fiscale;
in seguito è di nuovo migliorata ed è attualmente stabile, ma tuttora
sotto il livello medio degli ultimi anni. |