ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA. FEBBRAIO 2007

LAVORO: POLLASTRINI, SERVE PIANO DI OCCUPAZIONE PER DONNE - Adnkronos, 26 febbraio 2007

"A Prodi chiedero' di creare un piano di occupazione per le donne. Insieme con il ministero del Lavoro e quello dell'Economia intendo portare in Consiglio dei Ministri un disegno di legge con regole mirate e transitorie per il riconoscimento delle qualita' delle donne nelle nomine nelle istituzioni e negli enti". Lo ha affermato il ministro delle Pari opportunita' Barbara Pollastrini, a margine del convegno ' Leadership al femminile', in corso a Milano nella sede del 'Sole 24 ore'.

La Pollastrini ha ricordato i dati sull'occupazione delle donne in Italia e in Europa. "Molti paesi europei -ha detto- si danno come obiettivo per i prossimi 3-5 anni di raggiungere il 65% di donne occupate. Oltre l'obiettivo del 60% del Patto di Lisbona. In Italia invece siamo al 44% e al Sud al 27% di donne lavoratrici. Un paese cosi' -ha continuato il ministro- non puo' andare da nessuna parte".

In particolare ora che "e' in atto una ripresina", serve "una misura di spinta. Abbiamo classi dirigenti chiuse e conservatrici. Il paese -ha concluso il ministro- ha bisogno di una sferzata di energia che puo' venire dalle donne".

 

LA TENACIA DI BARBARA E ROSY. "DUE UOMINI AVREBBERO FALLITO" - di Concita de Gregorio da La Repubblica del 9 febbraio 2007

"Ci hanno unito tensione ideale e senso della sfida"

Le ministre Bindi e Pollastrini hanno portato a casa in venti giorni un progetto compiuto, tra grandi pressioni vaticane e costanti mugugni della sinistra

Così diverse così uguali. Agli antipodi, proprio, eppure come al solito se poi ti avvicini vedi che le differenze sfumano: tenaci, ostinate, ambiziose nel senso nobile del termine, l´ambizione di chi crede di potercela fare e prova a farcela, ci prova davvero. Anche nella foto del giorno, sedute una accanto all´altra in conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri, si somigliano più di quanto dicano le loro biografie: Barbara Pollastrini ha un tailleur nero, Rosy Bindi uno blu. Girocollo sobrio, una di brillantini l´altra di perle. Quasi la stessa montatura di occhiali: invisibile, trasparente. Una sorride molto ma non concede niente, l´altra sorride poco ma di colpo arrossisce. Poi certo: Pollastrini è un´ex ragazza della buona borghesia lombarda sposata in seconde nozze con un importante banchiere, pacata e implacabile, Bindi un´attivista cattolica senese fieramente nubile, passionale e testarda. "Abbiamo due storie molto diverse, proprio molto", dice Bindi.

"Diversissime", annuisce Pollastrini. E però: la toscana è una cattolica impetuosa e per così dire "comunista" di carattere, la milanese una ex comunista rigorosa e ligia, ordinata e costante, per così dire devota per indole.

Per farla breve: ci sono riuscite. Hanno portato a casa in venti giorni di lavoro un progetto che può piacere o non piacere ma è lì, scritto. E´ stato complicatissimo: almeno tre volte hanno rischiato di incagliarsi, le pressioni vaticane formidabili, i mugugni da sinistra costanti. Hanno cominciato con un prosecco a casa Bindi (al ministero) ed hanno finito coi panini la notte e le pizzette a rinsecchirsi nei vassoi. Per paradosso a segnare la svolta è stato il "non possumus" dei vescovi. Non è nemmeno così strano che un diktat susciti l´effetto contrario a quello desiderato. Considerando i caratteri, poi. Pollastrini: "E´ stato lì che ho detto: dobbiamo farcela assolutamente". Bindi: "E´ stato lì che ho capito che dovevo assumermi la mia responsabilità. Perché da cattolica io respingo le critiche di chi dice: vi siete incontrati con la Cei. Certo : ci si ascolta, si comunica, si dialoga, si aspetta. Però poi quando l´interlocutore chiude dicendo non posso allora non hai alternativa: procedi".

Di più, ancora Bindi: è stato un successo della tenacia e della concretezza femminile. "Due uomini non ci sarebbero riusciti. Queste cose, partendo da posizioni così distanti, si fanno solo se nessuno pretende di dare all´altro una prova di forza. Se non entra in gioco quello spirito guerresco così maschile che prevede di marcare intanto il territorio, poi di affermarsi sull´altro". Chi deve intendere intenda. Le prove di forza capita di perderle, alle volte. Dentro il suo partito, per esempio, Rosy Bindi ne ha affrontata una e l´ha vinta. Pollastrini: "Ci è stato subito chiaro che era importante l´obiettivo. Abbiamo discusso, certo, ma quanto basta, q.b. come si dice nelle ricette di cucina: il necessario per ottenere il risultato. Avevamo in comune la tensione ideale e il senso della sfida: essere donne ha aiutato, siamo abituate a lavorare così". La questione della laicità, poi. Bindi: "Io questa cosa l´ho imparata dentro la Chiesa , non fuori: conosco perfettamente l´esercizio di responsabilità del laico in politica. Il mio impegno è stato quello di rimanere fedele alla Carta costituzionale. Dentro questo confine, poi, volevo che non si confondesse questo nuovo profilo di unioni con la famiglia che è un´altra cosa e altra resta". Anche qui, chi ha orecchie per intendere: a trattare con la Chiesa e a tenerle eventualmente testa in nome di principi costituzionali si impara frequentandola molto e fin da piccoli. Pollastrini: "Abbiamo difeso l´autonomia della politica dalle pressioni esterne. Abbiamo agito avendo come faro la Costituzione ". Infine, l´obiettivo politico comune: il Partito democratico. Bindi: "E´ stata una prova generale di Ulivo e di Partito democratico, non potevamo fallire". Pollastrini: "Se non fossimo riuscite in questo non avremmo avuto, dopo, nessuna credibilità".

Infatti no, nessuna e lo dice anche Giuliano Amato, "levatrice di questa nuova creatura" che era un po´ la prova generale alla vigilia dei congressi di aprile: c´è un patto con gli elettori da rispettare e una rotta politica da tenere.

Tutto il travaglio di questi venti giorni - l´incontro a casa Prodi a Bologna, l´intervento dei vescovi, le parole di Napolitano, i colloqui con monsignor Betori segretario della Cei, il non possumus e il freno a mano tirato da Rutelli - si traduce, alla fine, in una questione lessicale davvero risibile e di certo incomprensibile per la comunità degli elettori. La dichiarazione che attiva diritti e doveri delle unioni di fatto non sarà "contestuale" ma "congiunta": servono due fogli al posto di uno, tutto sommato è solo un raddoppio della burocrazia cartacea e un danno al patrimonio forestale.

Spostare l´attenzione sull´aspetto formale della vicenda - ci si iscrive insieme su un foglio solo o separatamente su due - ha ovviamente facilitato l´intesa sulle questioni di sostanza: due persone, anche dello stesso sesso, possono formare una coppia ed avere diritti e doveri fuori dal matrimonio.

Bindi spiega che "si tratta di un prisma", nel senso che ciascuno vede la luce secondo come lo muove. Amato aggiunge che "è come quei quadri di Tiziano che cambiano secondo la prospettiva da cui li guardi". Da destra o da sinistra, certo. Pollastrini è molto soddisfatta, i tempi e i modi sono quelli che si era

data. Bindi è anche più contenta: ha vinto la battaglia dentro il partito, si è smarcata dal diktat vaticano senza tradire valori e identità, è pronta per il partito democratico. Il nerbo della nuova legge, oltretutto, fa riferimento all´anagrafe familiare varata da Tambroni nel ´58, il governo più conservatore tra tutti i governi democristiani. "Non c´è niente di nuovo a quel rispetto", insiste Bindi come a dire: la vecchia Dc degli anni Cinquanta aveva già ordinato la questione con buona pace di Betori e di Ruini. Poi c´è molto di nuovo invece. Pollastrini: "E´ un grande passo verso l´eguale attribuzione di diritti a tutti i cittadini". Bindi: "E´ una nuova frontiera nella tutela dei più sofferenti e dei più deboli". La legge si chiama Dico, diritti e doveri dei

conviventi. Le uniche a restarne esplicitamente escluse sono le perpetue, e pazienza se per i preti sarà il danno oltre alla beffa. "Naturalmente - chiosa malizioso Amato - sempre che non cambi la natura della relazione col parroco".

Le ministre sorridono: con diversa intensità di pudore, insieme.

 

SESSO: A ITALIANE PRIMATO UE MA SOLO 29 % USA PILLOLA - ANSA, 5 febbraio 2007

BERLINO - L'italico mito del latin-lover si tinge, ora, di rosa: le italiane conquistano infatti il 'primato' europeo in fatto di eros, confermandosi le piu' attive sessualmente del vecchio continente. Un 'record' cui non corrisponde, pero', un'adeguata attenzione ai metodi contraccettivi per evitare gravidanze indesiderate: solo il 29% usa infatti la pillola, contro il 34% della media Ue. Ad accendere i riflettori sulle abitudini sessuali delle donne europee e' l'indagine internazionale 'Yasminelle', condotta su un campione di 11 mila 490 donne tra 15 e 49 anni di 14 nazioni e coordinata dalla Societa' europea di contraccezione.

Lo studio e' stato presentato oggi a Berlino,presso la sede della Bayer Schering Pharma Ag, in occasione del lancio della nuova pillola anticoncezionale a basso dosaggio di estrogeni e con benefici extracontraccettivi grazie ad un ormone di sintesi.

Le italiane, dunque, si rivelano le piu' 'calienti' d'Europa: il 59% ha infatti uno o piu' rapporti sessuali la settimana e questa media si conferma la piu' alta in Europa. Seguono le ceche (piu' rapporti settimanali per il 57%) le russe (56%), le francesi (55%) e le spagnole (54%). Ultime le austriache con il 38%.

Ma l'indagine evidenzia anche come, nonostante l'intensa attivita' sessuale, la contraccezione rappresenti per le connazionali una sorta di 'tallone di Achille': se la pillola e' la 'numero 1' tra i metodi contraccettivi essendo scelta da una europea su tre, in Italia la percentuale si abbassa al 29%, collocando il nostro paese agli ultimi posti per utilizzo della contraccezione orale.

Tra le italiane, ha sottolineato la responsabile dell'ambulatorio di endocrinologia ginecologica e controllo della fertilita' dell'ospedale Santa Chiara-Universita' di Pisa, Franca Fruzzetti, 'emergono ancora remore e diffidenze nei confronti di tutti quei metodi diversi dal tradizionale coito interrotto e dal preservativo e questo perche' le donne hanno ancora molti dubbi sugli effetti degli ormoni e sono molto esigenti nello scegliere un tipo di contraccezione orale'.

Un dato comunque allarmante a livello europeo e' che un'ampia percentuale di donne ancora non usa alcun metodo contraccettivo per prevenire gravidanze non volute, mentre il 30% delle intervistate non ha usato alcuna protezione al primo rapporto sessuale e solo il 20% ha consultato un ginecologo e discusso di contraccezione prima dell'inzio dell'attivita' sessuale. Ed ancora: se, in media, l'europee si avvicinano per la prima volta ai metodi anticoncezionali a 18 anni (16 anni in Germania e Scandinavia), in Italia e Spagna bisogna attendere i 20 anni.

Quanto all'eta' ideale per un primo figlio, si colloca intorno ai 25 anni per la media delle donne europee, mentre per un terzo delle italiane e' opportuno aspettare i 30 anni. E gli uomini?

Sono sempre piu' chiamati in causa nella scelta del metodo contraccettivo: in media, il 75% ha un ruolo importante in questa decisione, con punte massime in Austria (89%) e Francia (67%).

 

FONDATO L'ISTITUTO EUROPEO PER L'UGUAGLIANZA DI GENERE - dal sito del Parlamento Europeo

Il Parlamento ha posato la prima pietra dell'Istituto per l'uguaglianza di genere che, con sede a Vilinius, sarà operativo già dal 2007. I deputati hanno infatti sottoscritto l'accordo informale negoziato con il Consiglio, spianando la strada all'adozione del regolamento costitutivo. L'Istituto offrirà sostegno tecnico alle Istituzioni UE e ai governi, in particolare per la raccolta e l'analisi di dati e informazioni comparabili e sensibilizzerà i cittadini in materia di uguaglianza di genere.

Per saperne di più cliccare sul seguente link:

 http://www.europarl.europa.eu/news/expert/infopress_page/014-1381-345-12-50-902-2

0061208IPR01264-11-12-2006-2006-false/default_it.htm

 

SVIZZERA, DONNE DECISIVE NEI REFERENDUM SU AMBIENTE E SERVIZI PUBBLICI - 9Colonne, 5 febbraio 2007

Berna, 5 feb - Lo strumento del referendum è uno dei pilastri della democrazia svizzera, un istituto che le autorità federali coltivano e controllano con la massima cura. E' di oggi la presentazione di un rapporto riguardante i comportamenti di genere in occasione delle consultazioni popolari. Il risultato è che se in linea di massima tra le decisioni delle donne e degli uomini non vi sono differenze specifiche legate al genere, alcune differenze si manifestano tuttavia in relazione a singoli temi: così le donne tendono a votare in favore dell'ambiente, del servizio pubblico e di gruppi sociali svantaggiati. Questa è appunto la conclusione cui giunge il rapporto VOX 2006 sulle linee di tendenza redatto dall'istituto di ricerche Gfs.bern su incarico della Cancelleria federale e basato su un'analisi secondaria dei dati concernenti i referendum. La parte speciale del rapporto è dedicata all'influenza del genere sul comportamento alle urne, mentre la parte generale esamina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, il legame dei votanti con i partiti e le associazioni come pure i canali utilizzati per la formazione dell'opinione prima delle votazioni popolari. Il rapporto dimostra che le scelte politiche delle donne furono determinanti per l'esito delle votazioni sulla legge sul mercato dell'energia elettrica e sull'iniziativa contro gli abusi in materia di asilo. Per contro, gli uomini danno maggiore peso al punto di vista degli ambienti economici: così ad esempio il rifiuto dell'iniziativa sui servizi postali per tutti fu dovuto alle scelte politiche dei maschi. Il rapporto VOX mostra inoltre che la fiducia dei votanti nel Governo e nelle istituzioni si mantiene a un livello stabile, seppur basso.

Nel maggio 2004 la fiducia aveva raggiunto un minimo storico in relazione al cosiddetto pacchetto fiscale; in seguito è di nuovo migliorata ed è attualmente stabile, ma tuttora sotto il livello medio degli ultimi anni.