RASSEGNA STAMPA 2008
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Sul blog
DONNA TV del 20 dicembre 2008 |
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Intervento di Arianna Censi, Consigliera delegata alle politiche di
genere della Provincia di Milano nell'ambito della discussione pubblica
"Più donne in politica contro la violenza" promossa da Amiche di ABCD,
Donne in Quota e la Provincia di Milano. L'iniziativa è stata
organizzata il 25 Novembre: Giornata internazionale per l'eliminazione
della violenza sulle donne. Il programma completo della discussione
pubblica lo trovi nella nostra pagina web: iniziative.
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DIRITTO DI CRONACA. LA TESTIMONIANZA DI FLAVIA AMABILE – Dal blog giornalisti La Stampa del 29 aprile 2008 |
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In tanti, in troppi ormai, sognano di abbandonare l'Italia. Ilaria Ronchetti lo farà davvero: si prepara a fare i bagagli e stabilirsi a Barcellona dove potrà avere i figli e un lavoro che l'Italia non riesce a darle. Che poi si tratti di un lavoro con gli italiani è uno di quei paradossi di cui è pieno questo Paese. |
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NUOVO STATUTO DELLA REGIONE LOMBARDIA: PIÙ DONNE NEGLI ORGANISMI DELLA REGIONE E NELLE CARICHE ELETTIVE – 12 Marzo 2008 |
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Passa il principio della democrazia paritaria. Le consigliere del Pd: "Testo fortemente voluto, anche dall'associazionismo
femminile |
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OTTO MARZO, IL MONITO DI NAPOLITANO "ANCORA TROPPE LE DISCRIMINAZIONI"
- da La Repubblica del 20 marzo 2008 |
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Appello bipartisan Pollastrini-Prestigiacomo: "Non abolire il ministero Pari Opportunità" |
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ABORTO, PRIMO VIA LIBERA ALLA RU486 – dal corriere della Sera del 27 febbraio 2008 |
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Parere favorevole dalla commissione tecnico scientifica dell'Aifa alla commercializzazione della pillola abortiva Il ginecologo dell'ospedale Sant'Anna di Torino, Silvio Viale (Ansa) |
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Chi darà voce alle migliaia, decine di migliaia, milioni di donne italiane scaraventate brutalmente nella cronaca politica oggi che la politica non le rispecchia più, se mai lo ha fatto? Chi darà voce all´intimo dolore e silenzio nel quale sono sempre state chiuse le decisioni delle coppie, giovani meno giovani, o delle donne sole o di padri e madri di figlie nei confronti delle |
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508 voti favorevoli, 41 contrari e 16 astensioni: questi i risultati con i quali il Parlamento europeo ha approvato la relazione di Ilda Figueiredo nella sessione del 17 gennaio 2008. |
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Con una periodicità costante, ormai, c’è qualcuno che lancia anatemi contro la legge 194. È da quando è stata approvata, nel 1978, che ciò accade. Il referendum, che l’ha confermata con una stragrande maggioranza dei consensi, è stato il primo atto. Ricordo nei trent’anni successivi numerosi cortei e manifestazioni in sua difesa. Eppure resiste, e bene. Resiste perché è una
legge saggia e lungimirante, che ha rappresentato una conquista di civiltà, ha superato l’aborto clandestino, di cui erano vittime molte delle donne costrette a farvi ricorso, ha fatto dimezzare il numero delle interruzioni di gravidanza, dal momento che punta principalmente sulla prevenzione, ma, soprattutto, mette al centro la maternità libera e responsabile. Un principio importante che
andava in quegli anni a costituire un’ulteriore dimensione dell’autodeterminazione della donna. Con la contraccezione sicura che la scienza metteva a disposizione la maternità era stata, infatti, sottratta al destino naturale e consegnata alla responsabilità e alla libera scelta. Dopo secoli di subordinazione, le donne potevano così entrare finalmente nel pianeta libertà e godere del diritto di includere anche se stesse nelle scelte etiche, senza essere accusate di egoismo o di immoralità. Possibilità e libertà di decidere non vuol dire che la scelta sia scevra da conflitti, da sofferenza, da un sentimento di sconfitta e di scacco in caso di aborto. I dilemmi morali sono sempre terribili perché ci costringono a scegliere fra valori egualmente importanti, ma ciò accade quotidianamente nella vita delle persone concrete, quando fanno esperienza di scelte fra alternative di eguale valore. Nessuno può dire, tanto meno una legge, ciò che è giusto o sbagliato in assoluto nell’ambito delle scelte personali. Almeno non può farlo uno Stato democratico e laico, chiamato a non invadere la sfera privata. Alzano sempre di più la voce, invece, coloro che vorrebbero che ciò accadesse. Dopo il fallimento del referendum sulla legge 40 a causa del non raggiungimento del quorum, su cui la
CEI aveva puntato, il fronte del fondamentalismo cattolico si sente forte e autorizzato a dettare l’agenda della politica. È accaduto in termini perentori coi Dico, col testamento biologico, con la legge 40, con tutte le questioni che abbiano non solo implicazioni etiche, ma anche di tutela dei diritti individuali; accade in queste ore sulla 194, con toni e linguaggio da crociata, in cui l’interruzione di gravidanza viene assimilata addirittura alla pena di morte. |
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Assenti dal cda di una società su due |
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E tre italiani su quattro hanno affermato che «non è opportuno» vietare l'interruzione della gravidanza |