RASSEGNA STAMPA 2007

 

QUANDO L'AMORE DIVENTA STALKING – da Fastweb Magazine, 24 novembre 2007

Si dice stalking ma è ossessione. Donne l'80% delle vittime di questi comportamenti che si verificano per lo più al termine di relazioni sentimentali

Hiina, Meredith. Vittime della tradizione o dell’anticonformismo. Di costumi castigati o troppo liberi. In ogni caso della violenza che colpisce l’altra metà del cielo.
Donne che, con la loro morte, sono diventate protagoniste non solo di delitti efferati ma anche di casi mediatici. Ma per loro che hanno raggiunto gli onori della cronaca ci sono migliaia di altre donne ignote, vittime della violenza annidata, per lo più, tra le pareti domestiche. E’ per tutte loro, presenti in ogni latitudine, in ogni gruppo sociale, che anche quest’anno, domenica 25 novembre (la prima volta ufficiale risale al 1999 per volere delle Nazioni Unite) si celebra la giornata internazionale per i diritti contro la violenza sulle donne. Cifre da brivido, verrebbe da dire, se si calcola che in Italia le donne vittime di violenze sono circa 7 milioni, di cui 1,5 milioni di età inferiore ai 16 anni. I colpevoli sono solo nel 13% circa dei casi “non conoscenti” o ignoti; il restante 87% delle sopraffazioni fisiche è compiuto dalla mano di mariti, conviventi o ex (70%) oppure di familiari, conoscenti, amici (17%).

Tutta gente che alla fine la fa franca. Basti pensare che solo l’1% degli autori di violenze sessuali viene condannato. Anche perché meno del 20% delle vittime denuncia le violenze subite. Accanto alle quali, nelle loro forme più radicate e note, sta prendendo piede un nuovo genere che colpisce ancora una volta prevalentemente (80%) il sesso femminile: lo stalking, efficamente ritratto, ad esempio, nel film A letto con il nemico, interpretato da Julia Roberts.

Ne parliamo con Massimo Lattanzi, tecnico (psicologo clinico) della Polizia di Stato, che nel 2002 ha fondato un Osservatorio Nazionale sullo Stalking (di cui è direttore) e che ha prodotto fino ad oggi 15 ricerche su un fenomeno, ahimè, in crescita.

“Lo stalking venne individuato e studiato a partire dal 1990 negli Usa e soprattutto in Australia (dove a metà degli anni Novanta si emanarono provvedimenti punitivi ad hoc, ndr) - precisa Lattanzi. -"Nel nostro Paese ci si avvicinò al tema, e al termine, nel 2001 nell’ambito di una ricerca sul delitto passionale (il 10% di omicidi dolosi hanno avuto come prologo atti di stalking)”. E sì, perché alla base di questo comportamento, persecutorio per la vittima, c’è sempre da parte dell’autore un disagio relazionale ed esistenziale che in meno del 10 % dei casi è una psicopatologia grave.
Gli stalker sono persone che non sopportano abbandono, vuoto, separazione (il 50% delle manifestazioni avviene alla fine di una relazione), presenti indifferentemente in ogni area del Paese, con trasversalità geosocioeconomica. Per i quali però, precisa Lattanzi nella sua duplice veste di investigatore e di studioso/terapeuta, non cessa la speranza ed esiste una possibilità di redenzione. “Si possono recuperare gli autori di stalking; interventi terapeutici sono già stati effettuati e si è visto come nel 25% dei casi si sia verificata una remissione quasi completa da questo tipo di comportamenti”.
L’Osservatorio oltre a promuovere un’attività di conoscenza ed informazione sul fenomeno (www.stalking.it) ha aperto un Centro di Ascolto, attivo dal lunedì al venerdì (ore 10-19) allo 06 / 44246573.
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TORINO DICE BASTA ALL’USO STRUMENTALE DELL’IMMAGINE E DEL CORPO FEMMINILE – Novembre-dicembre 2007

Svendi il mio corpo? Tieniti i tuoi prodotti!

La Città di Torino in occasione del "2007 - Anno europeo delle Pari Opportunità per Tutti" ha realizzato un progetto di comunicazione positiva per «dire basta» all'uso strumentale e offensivo dell'immagine e del corpo femminile, finalizzati alla pubblicità e vendita di prodotti di ogni genere.
La città di Torino e la sua amministrazione in coerenza con gli indirizzi espressi dalla Commissione Diritti e Pari Opportunità, ha deciso di realizzare la campagna "Svendi il mio corpo? Tieniti i tuoi prodotti".
Grazie anche alla collaborazione con il G.T.T. (l'azienda di trasporto pubblico locale), dal primo novembre a metà dicembre 2007 su tram e autobus cittadini, campeggerà una "donna nuda", racchiusa in una piccola confezione per alimenti con tanto di bollino "offerta speciale", quale
prodotto «ideale per pubblicità, televisione e sfilate».
Il Comune ricorda, inoltre, che qualsiasi persona può segnalare le immagini ritenute lesive della dignità all'indirizzo e-mail presidente.pariopportunita@comune.torino.it o al fax 011 4422633.

 

LOMBARDIA. UNA REGIONE CONTRO LE DONNE - Comunicato di Usciamo dal Silenzio del 31 ottobre 2007

Ancora un attacco alla 194

Immaginatevi di vivere in una città dove le ragazze e i ragazzi, durante l'ora di educazione sessuale a scuola, apprendono che il metodo contraccettivo più efficace è quello dell'astinenza oppure del conteggio dei giorni fertili.
Immaginatevi una città dove una donna si reca in consultorio per l'interruzione di gravidanza e si sente rispondere che non può avere le informazioni che cerca, ma in compenso viene indirizzata al più vicino Centro di aiuto alla vita. Aprite gli occhi: se abitate in Lombardia, la città che state immaginando è già quasi la vostra, e rischia di diventarlo per legge.

La tutela della vita sin dal concepimento figura infatti tra i principi cardini della proposta di legge sui servizi sociali e sociosanitari che è stata approvata oggi in Terza Commissione sanità della Regione Lombardia. Non solo: si vuole che questa "tutela" diventi un "requisito dell'unità di offerta". 
Tradotto: se vogliono continuare a svolgere il proprio lavoro, tutti i servizi di rilevanza sociale che fanno riferimento all'Asl dovranno tenere conto che un embrione ha più "tutele" della donna che lo porta in grembo. 
E non basta, nel Pdl si dice che le prestazioni sanitarie e sociali sono finalizzate a "sostenere la persona e la famiglia, con particolare riferimento allo sviluppo di una sana e responsabile sessualità". Qui siamo veramente al moralismo più bieco e al più ipocrita esercizio di discriminazione. 

Come già in occasione dell'approvazione del nuovo regolamento cimiteriale, che introduceva l'obbligatorietà della sepoltura dei feti, l'attacco alla legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza avviene in sordina e in forma indiretta. 
Stavolta però anche l´opposizione di centrosinistra si è mobilitata e ha dato battaglia.
Noi donne di Usciamo dal Silenzio il giorno della discussione del provvedimento in Consiglio regionale ci mobiliteremo per tutelare la nostra vita in carne ed ossa. Tuteliamo la vita perchè sappiamo che essa può esprimersi solo liberando le relazioni tra donne e uomini dalla violenza maschile. Tuteliamo la vita perchè denunciamo che case troppo costose e 
stipendi troppo bassi e discontinui bloccano il desiderio di genitorialità e un bonus una tantum non è sufficiente. La tuteliamo perchè affermiamo che la cura di figli e figlie non deve ricadere sulle spalle delle donne, ma ci deve essere una condivisione da parte maschile. La tuteliamo perché sosteniamo che la libertà e la responsabilità personale devono essere la guida per elaborare regole pubbliche.

 

LE DONNE STRAPPANO SPAZI AI PROFESSIONISTI DELLA POLITICA - di Giovanna Vitale da La Repubblica del 17 ottobre 2007

Dalla volontaria anti-Bassolino alla studentessa che in Puglia ha battuto un assessore regionale Giovanna Cau, 84 anni, avvocato degli attori, ha superato il ministro Melandri

ROMA - Voleva facce nuove il primo segretario del Pd? Quelle che la politica la faccio solo per passione? Ebbene, non può certo dire di non essere stato accontentato. La roulette russa delle primarie ha infine premiato la società civile: professionisti e studenti che stavolta hanno deciso di impegnarsi per dimostrare che la democrazia dal basso esiste davvero e può contare.
Cristina Mastrapasqua ha 18 anni, ultimo anno al liceo scientifico di Pomigliano D´Arco, è la più giovane eletta nell´assemblea costituente nazionale. Scout da sempre, ha la politica nel sangue: a 9 nove anni era già baby sindaco del suo comune e da allora «ho sempre continuato», dice. Quello di domenica è stato il suo primo voto: «Emozionante», trilla sbattendo gli occhioni lucidi di felicità. Per se stessa, ovviamente, ma anche «per Veltroni: 
averlo segretario è garanzia che sarà lasciato spazio ai giovani». Dei quali intende farsi portavoce «per rappresentare, dentro al Pd, le istanze di un´intera generazione». Il suo opposto, almeno anagrafico, è Giovann Cau, classe 1923, già staffetta partigiana e avvocato di Moravia, Mastroianni e Fellini: capolista di "A sinistra per Veltroni" nel centro storico di Roma, ha sbaragliato nientemeno che la ministra Melandri. A 84 anni suonati, è la "madre costituente" per antonomasia. Una che si definisce «diversamente giovane» e con 
allegria racconta «quando, nel dopoguerra, mi chiesero di candidarmi alle politiche: quasi tutte le amiche che avevano lavorato con me nel comitato per conquistare il diritto di voto alle donne - insieme a Rita Montagnana, Laura Ingrao, Teresa Longo, Nerina Scelba e Giuliana Nenni - alla fine entrarono in Parlamento. Io preferii la professione. Perché per fare politica non basta l´entusiasmo, ci vuole competenza; di fronte ai grandi padri - De Gasperi, Togliatti, Ingrao - mi sono sentita sprovveduta, non preparata. La politica non 
si inventa, bisogna capirla e saperla fare. È bene ricordarlo, oggi più che mai».
Basso profilo sempre, anche quando si compiono imprese straordinarie. Come quella della professoressa Fortunata Caccavale: impegnata nel volontariato, capolista a Napoli di "A sinistra", ha battuto il governatore Bassolino candidato nel listone. «È la vittoria di un gruppo di persone che lavorano sul territorio da anni», dice. «Incarno la risposta alla richiesta di rinnovamento che viene dal basso». L´importante è «restare sempre coi piedi a terra», ragiona Giulia Di Pierro, 22 anni, studentessa di Sociologia alla Sapienza di Roma, che con la sua elezione nella lista Letta ha battuto a Bisceglie l´assessore regionale Gugliemo Minervini. «È stato il premio al lavoro che ho fatto». Chiaro e concreto il suo progetto: «Darò vita al movimento giovanile del Pd».

 

LA DENUNCIA DELL'UDI CONTRO LA VIOLAZIONE DELLA DISCIPLINA DELLA PARITA' DI ACCESSO AI MEZZI DI INFORMAZIONE - ottobre 2007

L'Unione Donne in Italia (UDI) denuncia la violazione della disciplina sulla parità d'accesso ai mezzi di informazione-stampa, con particolare riferimento all’iniziativa denominata “50E50 ovunque si decide” e alla manifestazione tenutasi a Roma sabato 13 ottobre 2007 

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«PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI». LA DONNA È IMMOBILE. NELLA PA – da Exduco.net del 10 ottobre 2007

Stenta a farsi largo in carriera; meno di un terzo del vertice nel settore pubblico è rosa. E' quanto emerge da una ricerca dell'Ocap, l'Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche della Sda Bocconi 
di Maria Cucciniello e Laura Macciò, entrambe assistant professor dell'Area pubbliche amministrazioni della Sda Bocconi
Poco numerose nei ruoli di responsabilità e molto rappresentate nei ruoli non dirigenziali: è questo il quadro della presenza femminile negli enti pubblici. La percentuale media di dirigenti donne in servizio negli enti territoriali italiani è infatti solo del 26,54% con uno scarto tra dirigenza femminile e dirigenza maschile pari a ben 46,93 punti percentuali. Tuttavia il rapporto si riequilibra quando si osserva il dato relativo al personale non dirigente: in media, il 48,5% del personale non dirigente è femminile, contro il 51,5% maschile. 

Gli enti territoriali che fanno registrare la maggiore percentuale di dirigenti donne sono i ministeri; in particolare, il ministero per i beni e le attività culturali presenta il maggior numero relativo di dirigenti donne (42,7%) mentre il ministero delle politiche agricole e forestali il minore (16,4%). Il trend a livello aggregato viene confermato dall’analisi dei ruoli che le donne ricoprono all’interno della dirigenza ministeriale: la percentuale di dirigenti donne di prima fascia è del 19,3%, mentre la percentuale di dirigenti donne di seconda fascia sale al 32,5%.
Per regioni, province e comuni la presenza femminile nei ruoli dirigenziali e non dirigenziali mostra valori percentuali perfettamente in linea con l’andamento nazionale. Si riscontrano, però, importanti differenze geografiche, soprattutto a livello regionale e locale: le regioni ed i comuni capoluoghi di provincia del nord mostrano una maggiore presenza di dirigenti donne. I dati relativi alle regioni, infatti, indicano che, a fronte di un dato medio del 29,4% di dirigenti donne impiegato nelle regioni del nord, al sud si registra una percentuale media di dirigenti donne del 23,3% e quelle del centro del 28%. Ugualmente, sono i comuni del nord Italia a far registrare la maggiore presenza femminile all’interno della classe dirigente. 
L’analisi condotta dall’Ocap, Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche della Sda Bocconi, fa emergere chiaramente la debolezza della presenza femminile e evidenzia la bassa propensione del settore pubblico a riconoscere incarichi di responsabilità alle donne. 
I risultati dello studio, infatti, indicano che, sia a livello aggregato che per categorie di enti territoriali, le donne continuano a essere sottorappresentate nella fascia dirigenziale a fronte di una concentrazione femminile elevata nei livelli lavorativi intermedi. 
Ricercare le ragioni di tali situazioni è cosa alquanto difficoltosa, tuttavia è doveroso sollevare la questione e aprire un dibattito positivo circa la necessità di migliorare le proporzioni tra dirigenza maschile e dirigenza femminile nella pubblica amministrazione del nostro paese. 

In questo periodo di accese discussioni sull’incentivazione della partecipazione delle donne alla vita politica ed economica, e sull’introduzione di quote rosa volte a garantirne l’adeguata rappresentanza nelle sedi istituzionali, si segnala, quindi, la necessità di un cambiamento di rotta anche nel settore pubblico. 

 

 

% donne dirigenti su totale dirigenti

% donne non dirigenti su totale personale non dirigente

Ministeri

31,1%

50,1%

Regioni

26,6%

48,7%

Province

23,1%

40,7%

Comuni capoluogo di Provincia

25,34%

54,5%

 

FRANCIA. I DATI RESI NOTI DAL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. UN PACS OGNI QUATTRO MATRIMONI - Da Il Corriere della Sera del 10 ottobre 2007


In Francia sempre più coppie scelgono questa unione: oltre 77 mila nel 2006. Soprattutto eterosessuali

PARIGI - Un successo, stando ai dati. A otto anni dall'introduzione dei Pacs in Francia, sono sempre di più le coppie d'Oltralpe che formalizzano la loro unione attraverso i Patti Civili di Solidarietà (la scheda). La crescita, secondo i dati forniti dal ministero della Giustizia transalpino (leggi il rapporto in pdf) e ripresi da "Le Monde", è del 20% annuo. Tanto che nel 2006 sono oltre 77.000 coppie, al 93% eterosessuali, che hanno scelto questa 
opzione. Ormai per ogni cento matrimoni celebrati, vengono siglati 25 Pacs. Nel 
2000 erano 5.

COPPIE GAY - Contrariamente a quanto paventato dai suoi oppositori, in totale solo il 12% delle coppie che ha firmato un Pacs sono formate da persone dello stesso sesso (e nel 2006 la percentuale è scesa al 7%). Dopo il picco dei primi anni, con oltre il 40% dei Pacs firmati, le coppie gay che lo siglano sono ora in calo. La percentuale delle separazioni delle coppie eterosessuali dopo sei anni è molto simile a quello delle coppie sposate: il 18,9% contro il 18,2%. 
L'età media di coloro che hanno contratto quel tipo di rapporto è diminuita rispetto ai primi anni e si è stabilizzata a 32,6 anni per gli uomini e a 30,4 per le donne. Questa età resta più alta per i partner dello stesso sesso. Le differenze territoriali sulla frequenza dei Pacs si sono attenuate, ma Parigi non fa testo perché ha un tasso di Pacs per abitante nettamente più alto che negli altri dipartimenti. 

VANTAGGI - Il successo del Pacs, spiega il quotidiano francese, è dovuto «alla sua flessibilità, alla sua apertura alle coppie omosessuali e anche ai vantaggi fiscali che comporta». In Francia esistono tre tipi di unioni: le unioni libere, che non comportano diritti né doveri; il Pacs, firmato davanti al cancelliere del Tribunale e che impone alle parti un «aiuto mutuo e materiale» e può essere sciolto con una semplice dichiarazione; il matrimonio, firmato davanti al sindaco, che obbliga a un dovere di «fedeltà, di soccorso e di assistenza», stabilisce la presunzione di paternità nei confronti dei figli 
nati durante il matrimonio e non può essere sciolto che al termine di una lunga 
procedura giudiziaria.

 

BUFERA SUL BURQA. "UN'OFFERTA ALLE DONNE" - Da Il Corriere della Sera del 9 ottobre 2007


Il ministro Pollastrini replica alla decisione del prefetto di Treviso e all'approvazione della collega Bindi

Donne col burqa (Epa)
ROMA - Accende il dibattito politico tra i due poli ma anche all'interno della stessa maggioranza la decisione del prefetto di Treviso, Vittorio Capocelli, di legittimare il burqa. E ad infiammare le polemiche si aggiunge anche l'approvazione del ministro per la Famiglia, Rosy Bindi. Alla quale replica la collega titolare del ministero per i Diritti e le Pari Opportunità Barbara Pollastrini. «Sono sconcertata e indignata - spiega la Pollastrini -. Come ho sempre detto, ritengo la copertura integrale del volto un'offesa alla dignità delle donne». Sul burqa, sottolinea il ministro per le Pari Opportunità «non può esistere alcuna ambiguità. Il no è netto». «Nel nostro Paese - aggiunge la Pollastrini - esiste la legge numero 152 del 1975 che, all'articolo 5, vieta di fare uso, in luogo pubblico, di una copertura totale del volto. Questa normativa va applicata con fermezza e saggezza. E del resto, il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il Ministro degli Interni Giuliano Amato sono sempre stati chiari in merito». 
«PENSARE BENE AI DIVIETI» - Rosy Bindi non si lascia intimorire dalla reazione della collega Pollastrini e spiega che prima di vietare l'uso del burqa «occorre pensarci bene», perchè se esso è «segno di oppressione» va combattuto, ma se «è simbolo di una cultura liberamente scelta» allora va tollerato. E appoggia il provvedimento del prefetto di Treviso anche il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero. «A mio giudizio - spiega Ferrero - il provvedimento del prefetto di Treviso sul burqa è intelligente ed evita contrapposizioni fittizie, perché permette di identificare una persona ma non impedisce l’utilizzo di un costume religioso. Si dovrebbe imparare dal buon senso del prefetto - conclude il ministro per la Solidarietà sociale - e fare finalmente una legge sulla libertà religiosa che disciplini il modo in cui le diverse fedi possono esprimersi nel nostro Paese». 
«AMATO TRASFERISCA IL PREFETTO» - Sulla decisione del prefetto di Treviso non usa mezzi termini Mario Borghezio. «Se al prefetto di Treviso piace tanto il burqa, lo faccia indossare a sua moglie...» sostiene l'europarlamentare della Lega, che in una nota non si dice stupito più di tanto dalla presa di posizione di Capocelli «convinto come sono - spiega - che in uno Stato moderno i Prefetti non servono a niente». Per Borghezio «di fronte ad una simile esternazione su una questione grave e preoccupante come quella dell'uso pubblico del burqa, c'è veramente da domandarsi che cosa aspetti il Ministro dell'Interno a trasferire il Prefetto di Treviso, che, in tutta evidenza, esprime un modo di pensare lontano mille miglia da quello dei trevigiani preoccupati e, giustamente, timorosi di fronte all'espansione dell'Islam fondamentalista nel nostro Paese». Ad auspicare l'intervento di Amato sulla decisione del prefetto di Treviso sono anche alcuni esponenti di Forza Italia e di An. 
«USO INACCETTABILE» - La risposta del Viminale non si fa attendere. «Abbiamo già più volte detto e lo ribadiamo che l'uso del burqa è inaccettabile» afferma il portavoce del ministro dell'Interno, Giuliano Amato, Fabrizio Forquet spiegando che si sta verificando l'esistenza della circolare del 2004 citata da Magdi Allam in un articolo del Corriere e a cui avrebbe fatto riferimento il prefetto di Treviso Vittorio Capocelli che nei giorni scorsi ha ritenuto giustificato l'uso del burqa per motivi religiosi se la persona è sempre identificabile. 
«È UN TRAVESTIMENTO» - E sull'argomento dice la sua lo stesso sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo. «Il burqa è un travestimento, significa non far vedere la propria faccia, mascherarsi per non farsi identificare. Sotto il burqa potrebbe esserci un malavitoso o anche un attentatore» dice il primo cittadino di Treviso intervenendo a Radio 24.

 

DONNE DELLA COSTITUENTE SOCIALISTA. PARI OPPORTUNITÀ: LA LEGGE C ’È E BISOGNA RISPETTARLA – 24 settembre 2007

Il ritardo che l’Italia sconta nel campo della rappresentanza femminile in politica non ci permette di fare sconti ai partiti che non hanno rispettato il principio delle pari opportunità nella presentazione delle liste circoscrizionali alle ultime elezioni al Parlamento europeo.

Come è ben noto in Italia i dati relativi alla presenza delle donne nelle cariche elettive pubbliche denunciano una situazione di fortissimo squilibrio.

Si può senza dubbio affermare che se il novecento ha visto l'affermazione della forza femminile, il nuovo secolo sembra purtroppo riportare la presenza delle donne in politica e nelle istituzioni a tempi remoti.

Eppure il processo di integrazione sociale e politica dell’Europa impone oggi di guardare al problema della rappresentanza femminile in un’ottica comunitaria, promuovendo l’adozione delle buone prassi maturate in particolar modo nei Paesi del nord in cui, accanto alla scelta del sistema elettorale proporzionale, strumenti quali l’applicazione di una legislazione antidiscriminatoria ricca e coraggiosa, servizi e agevolazioni offerti dallo stato sociale, l’autoregolamentazione dei partiti e una intensa politica di mainstreaming, hanno consentito una presenza equilibrata dei due sessi nelle cariche elettive.

Per questa ragione le donne della Costituente socialista sostengono l’iniziativa della parlamentare Cinzia Dato che si è opposta alla concessione della sede legislativa per l’esame della proposta di legge dell’Udc, che rappresenta un tentativo di interpretare in maniera più favorevole la normativa vigente alleggerendo le sanzioni previste nei riguardi dei partiti che non hanno rispettato la legge, candidando meno donne.

L’azione dell’onorevole Cinzia Dato permette di fare trasparenza su un argomento di estrema importanza quale è quello delle pari opportunità, sul quale non si riesce a comprendere il silenzio dei partiti della sinistra, del Ministro Barbara Pollatrini e delle donne delle Associazioni.

Come socialiste siamo indignate di questa assenza e promuoveremo iniziative a riguardo affinché il dibattito sul provvedimento presentato dall’Udc sia reso pubblico e trasparente.

Nel sostenere con forza che laddove le leggi esistono vanno rispettate e che quindi non si può scegliere la via dell’interpretazione quando si parla del rispetto del principio delle pari opportunità, oggi garantito solo nelle elezioni europee, sollecitiamo le forze della sinistra a prendere una posizione chiara in merito.

L’Italia non deve cercare vie di fuga dall’Europa, al contrario deve essere sempre più europea come è nell’intento della Costituente socialista.

RASSEGNA STAMPA